Web Design, SEO & Social Media Marketing

Riflessioni ad alta voce sulla costruzione di un sito E-Commerce

Buonasera a tutti (o buon giorno se leggerete domattina), sono le 22:35 di un giovedì sera di giugno, e durante una pausa di lavoro (!!) scrivo queste due righe per riflettere ad alta voce (ad alta penna, visto che sto scrivendo, anzi, digitando sulla tastiera del PC) sui lavori in essere in questo periodo: stiamo lavorando alla costruzione di due siti E-Commerce, ovvero di vendita online di prodotti, ed in previsione c’è un terzo lavoro quanto prima!

Sito E-Commerce

Le domande che mi pongo sono anche semplici, per certi aspetti, ma non mancano di una certa responsabilità. La prima domanda che mi salta alla mente, nella fase di costruzione di un sito E-Commerce è: come fare di un sito E-Commerce un sito che vende realmente?

Nella mia “vita da utente” (diciamo, da compratore) ho sempre sostenuto un principio commerciale molto banale ma a mio avviso, inequivocabilmente efficace: “un buon prodotto da solo non si vende, è il negoziante che fa la differenza”.

Se questo mio personale pensiero è vero, le cose si complicano un po’ nella vendita online, perchè il negoziante in questo caso è… il sito! E’ corretto dunque pensare (sempre se prendiamo per buono il mio pensiero) che il sito deve fungere sia da negozio (virtuale) che da negoziante (virtuale). Doppia responsabilità.

Secondo voi, quali sono le caratteristiche importanti che deve avere un E-Commerce per diventare un sito di successo, un sito che vende? Provo ad esplicitarne qualcuna:

  • mettersi nella testa degli utenti che comprano, e pensare alle loro esigenze, non alle nostre personali: per cui la grafica, l’aspetto, e i fattori estetici personali è meglio “sacrificarli” a favore dell’utente
  • grande importanza al fattore usabilità: i famosi “5-click to complete a purchase” tanto promulgato dai (pragmatici) americani mi trova d’accordo al 100%
  • grafica leggera, con immagini nitide e testi neri su fondo bianco, sono fattori estetici per me basilari ma importanti: se pensiamo ai siti più famosi di adesso, YouTube e Facebook, sono molto “bianchi” e contengono una grafica essenziale e funzionale (nota: grafica funzionale non significa grafica scarna, ma vuol dire anche saper cogliere con gusto ed efficacia gli accostamenti cromatici fra il contenuto ed il contenitore)
  • content is king: oggi più che mai il fattore primario per avere un buon posizionamento naturale nei motori di ricerca è scrivere testi chiari, utili, ben redatti, senza errori di ortografia (e non è così banale), e soprattutto pensàti per l’utente, in una parola, scritti con passione
  • organizzare il catalogo prodotti in modo che sia facile da sfogliare: utilizzare tutte le tecniche di miglioramento della navigazione, con menu e collegamenti alle funzioni principali (home, carrello della spesa, pagina personale, contatti) sempre ben visibili, e soprattutto raggiungibili da tutte le pagine… non dimentichiamo che se noi abbiamo a memoria il sito perchè lo vediamo tutti i giorni, così non è per l’utente occasionale che ci arriva per la prima volta

Che ne pensate? Se volete provare ad esprimere la vostra opinione, sarà di grande aiuto per completare questi lavori (ed affrontare i prossimi che verranno) nel migliore dei modi.

Quindi, sentitevi liberi di scrivere nello spazio qui sotto: quali sono le caratteristiche importanti per realizzare un sito E-Commerce di successo? Attendo il vostro feedback.

Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su linkedin

8 risposte a Riflessioni ad alta voce sulla costruzione di un sito E-Commerce

  1. Pas scrive:

    Guarda Nic io da poco ho pubblicato, come sai, un sito E-Commerce di abbigliamento firmato e posso dirti che, in fase di realizzazione e scelta dei vari moduli (ho usato un CMS) le caratteristiche che tu hai elencato mi sono venute in mente più di una volta perché tendo sempre a guardare i lavori che faccio con gli occhi dell’utente medio, piuttosto che quelli di uno “navigato”.
    Io penso che un buon “negozio” debba essere facile da osservare e visionare, debba essere facile comprare qualcosa (quindi il fattore usabilità), debba avere i più svariati metodi di pagamento e spedizione e, non meno importante, ogni prodotto deve avere più di 2 foto che lo mostrino perché credo che l’utente medio italiano (che sappiamo essere ancora non molto informatizzato) sia rassicurato dal fatto di poter osservare l’oggetto o il bene che andrà a comperare da più di un’angolazione (oltre che descritto da un testo minimo).

  2. Claudio Mondelli scrive:

    Complimenti Nic, come al solito le tue riflessioni sono professionali e costruttive.
    Credo che tu abbia elencato tutti gli elementi essenziali per fare un buon sito e-commerce.
    Aggiungerei una cosina lato marketing/azienda, quello che solo chi ha ed avrà veramente successo capisce e mette in pratica subito.
    “Non facciamo profitti, facciamo branding.”

  3. Guido scrive:

    Io ho fatto un bel po’ di acquisti su internet, ma andando a ritroso con la memoria mi accorgo che la maggior parte li ho eseguiti su Ebay più vari libri su https://www.unilibro.it/, credo che il motivo per cui li abbia effettuati lì sia da ricercare ancora prima del sito, ovvero nelle caratteristiche della merce, in quanto possedeva condizioni che altrimenti non avrei trovato facilmente nei negozi. Sono sempre più convinto che io su Ebay abbia fatto buoni affari, sia a livello di qualità che prezzo. E man mano che passa il tempo, mi accorgo che il gap che poteva aveva il negoziante sotto casa si sta assottigliando, perché la velocità sempre più ridotta con cui consegnano gli e-seller ed anche i maggiori controlli e garanzie anti-truffa, come il pagamento con Paypal ed i feedback più rigidi, ha fatto scomparire i truffaldini improvvisati, se non in casi sporadici che però vengono soppressi immediatamente.
    Il motore di ricerca che mi conduce immediatamente alla merce che mi occorre, esponendomela secondo il migliore dei prezzi, e quindi forzando così i commercianti a descriverla al meglio e spendersi per essere competitivi, competenti ed organizzati, mi fa subito tastare il polso del mercato e ricevere immediatamente un benchmark di cosa c’è disponibile e quando è ancora troppo caro, vedere se esistono buone occasioni sull’usato. Insomma mi permette di aver perso la fastidiosa condizione di fare acquisti che solo il giorno dopo, scoprivo che avrei speso molto meno se solo avessi saputo…

    Certamente ora rende il mercato un posto per veri professionisti, e quelli che pensavano che basta aprire una bancarella ed il più è fatto, ora si devono ricredere. Ma tutto ciò che rende il mercato più efficiente, per me è positivo.

    Poi la grafica, la velocità di caricamento, la mancanza di inceppamenti o dubbi nella procedura sono cose importanti, ma anche se importanti, fanno parte di quella parte che deve esistere, ma non essere notata dall’utente, anzi, meno si nota e meglio è stato fatto il lavoro, perché significa che l’utente si è sentito subito a suo agio ed ha convertito in acquisto la sua visita. Certamente oggi ogni sito deve essere completo e rispondere a tutte le possibili necessità dell’utente, tipo intendo, non può permettersi di evitare di inserire un accessorio, (che so, ad esempio il motore di ricerca interno) solo per risparmiare, o partire con l’intenzione di inserirlo solo in seguito.

    Il mercato è troppo competitivo per permettersi di perdere un cliente solo per aver voluto fare la cresta su un particolare. Nel momento che nascono piattaforme “fai da te”, il mercato passa a richiedere solo competenze super-specializzate ed innovative.

    Il “chi fa da se fa per tre”, è morto prima di nascere.
    E chi pensa di essere a posto solo perché possiede un vecchio sito a tabelle, costruito 10/15 anni fa, è morto, ma non gliel’hanno ancora detto. I siti devono essere veloci, rinnovati e rinnovabili, altrimenti servono a ben poco. La web agency, diventa un partner continuativo, non occasionale. Ma ciò è bene perché in un mercato competitivo e sempre in evoluzione, serve a rimanere a galla.

    Inoltre deve poter mettere in campo iniziative innovative, che senza il web, non sarebbero possibili a costi accessibili, o a pubblicizzarle adeguatamente. Non è sufficiente scrivere “siamo i più bravi ed i più belli dal 1850”, oggi bisogna saperlo dimostrare sul campo!

  4. Guido scrive:

    Sottoscrivo a pieno i tuoi 5 punti e quello che è stato aggiunto nei commenti… per completare il tutto e fare un bel pacchetto funzionante e di successo credo siano indispensabili anche un buon posizionamento sui motori di ricerca (più utenti significa avere più potenziali acquirenti) e anche un bello sconto potrebbe dirottare gli acquisti da altri siti sul nostro e compensare la mancanza del contatto umano che nelle compravendite reali ha un ruolo fondamentale.

  5. paola scrive:

    Gli interessanti interventi che ho letto su questo blog mi hanno spinta a scrivere alcune considerazioni, in realtà molto banali, che ho pensato di inviare.

    La prima riguarda il rapporto tra “contenitore e contenuto”. Come giustamente è stato rilevato a volte può accadere che si riscontri una notevole discrepanza tra la qualità di un sito web e quel che effettivamente questo contiene o a cui si riferisce. In questo caso molta tecnologia e competenza risultano destinate a prodotti discutibili. Al contrario un buon prodotto può essere penalizzato dalla sua presentazione o commercializzazione. Eventualità queste, di cui è bene tener conto sia in qualità di operatore che di utente.

    Evidentemente il raggiungimento della migliore soluzione è una questione di equilibrio e quando questa (condizione) si realizza, il fruitore stesso sembrerebbe poter meglio orientarsi in un ambiente, come quello del web, svuotato di quel contatto diretto e concreto rappresentato dai mezzi tradizionali di comunicazione e commercializzazione.

    Una buona impostazione dal punto di vista del design e della psicologia della percezione è essenziale e senza dubbio rispecchia sia il rispetto verso il fruitore sia l’impiego di tempo, energie e risorse di chi realizza il sito e di chi lo richiede.

    L’estetica di un periodo inoltre riflette il grado di sofisticazione (nel senso di raffinatezza) sociale raggiunto in un dato tempo e campo. Questo in molti casi fa sì che inconsapevolmente vengano lasciati segni inequivocabili non solo del periodo ma anche el carattere di chi realizza il sito e che possono fornire un ulteriore orientamento per un utente attento e preparato.

    Detto questo resta comunque sempre valida la norma di non lasciarsi condizionare esclusivamente da fattori puramente formali o superficiali (nonostante questi abbiano un forte impatto di cui non è possibile non tener conto). Un sito funzionale ed accessibile in cui tutti sono in grado di orientarsi è sicuramente auspicabile, un sito attraente e coinvolgente lo è altrettanto. Ma se questo è importante lo è anche anche il contenuto e la qualità di quel che viene proposto. Su di un piano ancora più allargato, anche se non immediatamente percepibile, potrebbe essere il contesto sociale stesso a cui si riferisce ad essere insostenibile o molto contraddittorio (o viceversa).

    Sono convinta che molti dei siti più validi e noti attribuiscono al fattore estetico, così come lo intendiamo comunemente, un valore relativo e che, per questa ragione, il bianco dello sfondo sia in molti casi utilizzato in modo convenzionale. Concordo comunque nel ritenere questo colore molto bello perché conferisce alle pagine un senso di pulizia e chiarezza, anche se a volte sul monitor il bianco “spara” (contrasta) un po’ troppo.

    Per quanto riguarda gli errori di testo… naturalmente a nessuno piace farne, però può succedere. A questo proposito vorrei ricordare che nel secolo scorso era un po’ snobbata la pedanteria o vanteria di chi li riteneva fondamentali nel giudizio. Ma anche qui è una questione di equilibrio. E’ risaputo infatti che si possono scrivere cose a dir poco discutibili in ottimo italiano e perfino in più lingue.

    Alcuni tra i motori di ricerca più noti come google sono infatti uno strumento essenziale che oltre ad aver evitato inutili frustrazioni hanno interpretato perfettamente il modus di pensare umano evitando che una ricerca si inceppi su un semplice errore di battuta o sintassi precludendo così alle persone la possibilità di comunicare, conoscere etc… su di un piano più complessivo.

    Certo in questo caso si tratta di una situazione in cui è l’utente a commettere errori e non il contrario, però le due figure utente/operatore a volte non sono più così perfettamente definite… Anche wikipedia convive con potenziali inesattezze per periodi più o meno lunghi di transizione tra un inserimento di dati e l’altro. Eppure nell’insieme il tutto risulta plausibile, uno strumento utile e addirittura più obiettivo di tanti altri siti che adottano metodi più rigorosi. Inoltre storicamente abbiamo esempi di giuste rivendicazioni avanzate in pessimo italiano e al contrario di azzeccagarbugli che erano pronti a sfoderare il loro “latinorum” con dubbie “ragioni”.

    Sull’obsolescenza del mercato poi è già stato scritto abbastanza così come sulla cosmesi a cui vengono sottoposti i prodotti e la comunicazione stessa… a cui testi e siti non fanno eccezione. Dunque non penso di aver sollevato una questione così nuova nell’affermare che a volte la perfezione tecnologica e stilistica che noi tutti ammiriamo e a cui tendiamo, in alcuni contesti, tende a trasformarsi in paravento di contenuti davvero discutibili. Oggi l’oroscopo, una “velina”, una squallida trasmissione di intrattenimento si presentano attraverso (mediate) da un grado di tecnologia e perfezionismo tale da colmare il vuoto, o meglio il problema, a cui corrispondono.

    Dall’action painting al taglio di fontana, a più riprese non si è persa però l’occasione di esprimere dissenso e denunciare l’ipocrisia che molti di quei paraventi nascondevano. Con questo non vorrei si pensasse ad un invito al pressapochismo. Anzi! Penso che quando il contesto e le motivazioni sono buone, noi tutti siamo spinti con grande entusiasmo e soddisfazione a perfezionare il più possibile ciò che stiamo facendo. Purtroppo però da un lato questo non sempre è possibile, dall’altro non sempre alla qualità della presentazione corrisponde quella del contenuto. Per questo un giudizio troppo affrettato può talvolta risultare forviante.

    A scanso di equivoci aggiungo ancora una cosa: io stessa ai tempi della scuola trascorrevo ore sui libri, cosa che mia madre considerava eccessiva e piuttosto inutile rispetto a lavori concreti e immediatamente recepiti come indispensabili… salvo poi ritrovarsi con le pattine sotto i piedi o, in altri casi, un centrino tra le mani. Anche queste erano evidentemente attività non del tutto indispensabili ma un tempo esonerate da quelle stesse critiche. Quindi comprendo molto bene il desiderio e la necessità sentita di fare il meglio e di migliorare sempre più in un campo che troviamo entusiasmante. Allo stesso tempo però la mia generazione in alcuni periodi si è ritrovata a consumare alimenti perfettamente confezionati e distribuiti che contenevano coloranti risaputamente dannosi. In Italia capitava che ad una pratica estremamente burocratica che ha caratterizzato interi decenni della nostra storia è corrisposto di tutto. Noi tutti possiamo constatare il disastro ambientale dovuto a materiali che si sapevano da tempo cancerogeni. Eppure “tutto ciò” è avvenuto nonostante emeriti professionisti ed accademici fossero al corrente del più riposto cavillo giuridico del nostro codice civile. Naturalmente una soluzione univoca a questi problemi non esiste ma, come spero sia emerso da quel che ho scritto, semplicemente volevo sottolineare anche questo aspetto… per il resto il fatto stesso di poter comunicare, così come oggi è possibile, rappresenta un passo avanti.

    paola zorzi – biella pralungo – giu 09

  6. Marco Canova scrive:

    Secondo me: vendere cose che abbiano… mercato online (p.es. NON vestiario), anch’io concordo sui 5 click x comprare e aggiungo facilitá nelle forme di pagamento (carta di credito e paypal).
    Vero sulla pulizia estetica, ma credo che la cosa piú difficile sia farsi conoscere, a meno che non si parli di ditte reali giá affermate.

  7. Render 3d scrive:

    Io direi che in un sito di e-commerce “content is not the king”, ma il prodotto che si vende fa la differenza.
    Creare un sito di e-commerce non è il fine ma il mezzo. Oggi si preferisce pagare un oggetto anche il 10 % in più ma comprarlo dal negozio sotto casa. Quindi, se si vuole aprire un sito di e-commerce, si deve offrire qualcosa di diverso rispetto a quello che si può ottenere da un negozio.

  8. Adam scrive:

    Secondo voi per creare un buon sito e-commerce che tipo di software e-commerce sarebbe consigliabile?

I commenti sono chiusi.